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6 giugno 2015

carlo de meo, falce e martello, maranola, simbolo luminoso, notte buia

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LUCESINISTRA

CAMMINANDO IN UNA NOTTE BUIA UNA LUCE MI ILLUMINO'

FIAMMEGGIAI

mano che cammina, dita fiammeggianti,

E SE DEL SENSO SO, SAPREI ANCHE CHE ANDANDO, DI SCARPE SCAPPANDO, DANDO QUEL TANTO DI TANTO IN TANTO,

FIAMMEGGIANDO 

7 giugno 2015

8 giugno 2015

B U I O

carlo de meo, botticelli, ritratto, nero, figura nera

NOTO RITRATTO  DI  IGNOTO

R

S

O

RITRATTO  DI  IGNOTO

occhi sul nero, occhi botticelliani, sguardo

nel buIO

ma il buio è nero o il nero è l'idea più vicina che abbiamo di esso?

10 giugno 2015

11 giugno 2015

12 giugno 2015

13 giugno 2015

La luce del sole, che filtrava dal settore superiore, gli vibrava negli occhi; un’intermittenza di flash, luccichii infiniti, battere di palpebre e un gran mal di testa da trentatregoccedinovalgina. Lui, che viveva giù negli anfratti bui di un bassofondo melmoso, era salito lassù quasi per caso, inseguendo un tipetto nientemale, un belbocconcino che gli guizzò davanti, -altro che quelle cozze incelofanate delle mie parti!- pensò mentre spingeva a ottozampe per raggiungerla. FLASH. Quel bagliore gli annebbiò la vista… niente più da raggiungere, almeno per ora, e il belbocconcino svanito in un caleidoscopio controluce celeste.

Dicevano che lassù era bello, vista sul cielo che se era nuvoloso ci si divertiva pure a contarle, le nuvole, bianche o grigie e a volte rosa. Ma a lui quella luce non piaceva e inculo al cielo, alle nuvole e al rosa.

Gli occhi gli giravano ancora, come qualcos’altro che forse neanche aveva, quando, in un impeto da cefalopodi, gli balenò in testa la soluzione. Il corpo si contrasse in un tutt’uno con la testa gonfia, i tentacoli, otto per la precisione, si arricciarono, gli occhi rientrarono nelle orbite e … FLASH. Lui si saettò in una estensione da primato con i tentacoli dritti quasi a staccarsi dalla testa mentre un mare nero, esploso dalle viscere, ripristinava un ordine, il suo. Buio.

Galleggiò ancora un po’ lassù in quel belvedere, che tanto ora ci belvedeva solo lui, prima di ritornare giù tra quelle cozze che con quel guscio –colcavolochetelemangi-.

luce abbagliante, uomo quattro braccia, carlo de meo, scultura, arte contemporanea, fondazione pistoletto

IL CANE, IL MAGGIORE, ABBAGLIO'

stelle, sirius, costellazione
redentore, foglie secche, ragnatela, macchie, maranola

O

con la sua stella più luminosa il mio guardare nel buio

OSCURO

uomo nero, zorro, scultura di carlo de meo,

- Macchi'è che ha messo queste macchie davanti al mio sguardo? -  chiese l'uomo.

- L'albero di pere, son sue le foglie secche - rispose il ragno.

- Il vento, è lui che, agitandomi, me le ha tolte - aggiunse l'albero.

- il ragno, è lui che le ha catturate con la sua tela - ribadì il vento.

- Io, che non so far altro oggi che guardar da questo punto - concluse l'uomo.

E i tre, perplessi, tornarono alle loro cose, il ragno riannodò, l'albero crebbe, il vento rumoreggiò, convinti che l'uomo avrebbe ritrattato la sua logica deduzione. 

AVETE VINTO VOI

MA

IO NON HO PERSO

re bibbia, cella di isolamento, isole seicelle, scultura,reo, prigione
casa di campagna, cantina, aucciana, maranola
porta chiusa, appartamento, installazione fondazione volume

l'uomo nero fa paura se esce da sotto il letto

l'uomo nero ti aiuta se salta di tetto in tetto

l'uomo nero da fastidio se è negletto, se ha sognato ed è partito, se non è annegato ed è sbarcato e se aspetta, ora qui, in un modo per noi imperfetto.

L'UOMO NERO SONO IO COME HO GIA' DETTO

DESTINOCLANDESTINO

Lo portarono via in manette.

Lui non oppose resistenza mentre  i suoi pensieri, come i suoi occhi, guardavano in basso alla ricerca di un ostacolo che rallentasse il cammino. La porta principale rimase aperta e Lui contava i passi, o almeno ci provava, moltiplicando per tre la cadenza di questo suo nuovo corpo a sei gambe; tre di sinistra alternate da tre di destra di cui due erano a sinistra e l’altra a destra con due di sinistra. Confuso perse il conto balbettando questo impronunciabile “destr-sinistr-des-sinides-desin-sinistr-des-si-des…”.  Alzò e guardò a destra, si soffermò a sinistra e tornò a destra (per sentirsi a sinistra) nel profilo ombrato da una tesa nerolucente e fiammeggiante. I due, quello di destra e quello di sinistra, all’unisono indicavano, come rotaie ascellari, la direzione che quasi mai coincideva con una logica podistica ma sempre più sembrava, in un gioco d’alternanze, il labirintico zigzagare calcistico. E, in fondo, in fondo al marciapiede la porta c’era. GOAL! …di mano, perché fu la mano destra di quello di sinistra che spinse, abbassandola, la testa di centro sotto la traversa, lisciandola. –FALLO- Gridò nel silenzio dei suoi pensieri aspettandosi una punizione esemplare d’area di rigore…più tardi, più tardi ce lo avrebbero lasciato solo e con la pallalpiede.

Sentì sbattere la portiera e, pressato sui fianchi, cedette all’imbottitura del sedile posteriore in un trasporto ipnotico nel canto della sirena.

Tutto accelerò in una sorta di daltonismo semaforico. –Se, ma, for…se- provò a dire in un eccesso di dubbio tra un giallo e un rosso (MA!) ma non c’era tempo per i colori (specialmente se di sinistra), non c’era tempo per le pause (specialmente se a destra), non c’era tempo per le parole (specialmente se di centro).

Silenzio, Silenzio e Silenzio. Ma Lui, il Silenzio di centro, in silenzio rimuginava  pensieri e ricordi, più ricordi che pensieri in un guazzabuglio di luglio, domenicaventi.

 

Era mezzogiorno, di un mezzogiorno di mezza estate quando sentì bussare alla porta.

- BUONCOSTUME!

- Grazie, ma è solo un pigiama!

E lo portarono via in manette.

 

 

ps- Oemed fu arrestato il 20 luglio 2009 alle ore 11 e 52 per mancanza di prove.

      Rilasciato il 26 luglio, non rilasciò  testificazioni.

SE

MA

FOR. . . . . . . . . .

. . . . . . . . . . . . SE

. . . . . . . . . . . . SE

14 giugno 2015

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quadro, uomo alato, non ho ali ma piume, sagoma nera,

RAFAEL (meglio noto come arcangelo Raffaele) amava ATTARDARSI, con la sua GANG di angioletti BONSAI, sui tETTI e tra le intersecazioni dei TELAI delle ISBE nella piatta campagna ruSSa. Sognava, col suo sguardo IN DIAgonale verso un orizzonte gonfio di REITA’, di distese infinite ricoperte di SOLe e, IN CASo contrario, piene di una luminosità che apPAGA, IArda dopo iarda, quel desiderio di percorrenza infinita che ti svuota di quell’INETTA attitudine alla concretezza. C’era del FEELING tra lui e quella campagna priva di quegli edifici ERETTI al solo scopo di inquinARNE, SI, il cielo con le loro altezze, le loro antenne. Ma sentiva la mARCata mancanza di quel calore, di quel ciELO ISAbellino al tramonto, quASI Rosso, LI A rinfuocarti il sangue. NO! Quella terra aveva tutto dell’infinita orzzontalità ma poco o nulla del verticale calore del sud. RAFAEL, con un accenno di lacrima e una schiera di puttini, migrò.   

scultura di carlo de meo, fondazione volume, demeocrazia, figura nuda

SUD

 

nuvola sulla collina di campese, maranola, formia

15 giugno 2015

SONG'DUSUD

sono del sud

16giugno 2015

17giugno 2015

SONG DUST

The sun burns my back

And the shoes feel the noise

Of dust and road

 

The sun reminds me of the way

And I listen to the shadow’s thought

Black on dust

 

The sun pushes me from behind

And in my empty stare

Stardust

 

Dust’s Singing

I sing

Of dust

And tears

And of one

Which fell from the sky

 

The moon illuminates my back

And I feel the shoe’s noise

Of dust and road

 

The moon lights my way

And I listen to the shadow’s thought

Black on dust

 

The moon illuminates me from behind

And in my empty stare

Stardust

 

Singing’s dust

I sing

dust

And tears

And of one

stilled in the sky

 

memory weighs on my back

And I hear the shoes’ noise

Of dust and road

 

Memory follows me in the journey

And I listen  to the shadow’s thinking

Black on dust

 

Memory shines from behind

And in my empty stare

I find relief

 

Singing’s dust

I sing

Of dust

memories

tears

and of the sky

ballata in fa# minore

E DI RICORDI

scultura di carlo de meo, grande testa, corpo nudo, testa di luna

L'UNA E L'ALTRO GONFIO DI ESSA

RICORDI?

panchina con scritta, installazione di carlo de meo a seminaria sogninterra, maranola, formia, arte contemporanea

cosa ricordi della tua ombra?

Il sole mi brucia la schiena

E delle scarpe sento il rumore

Di polvere e di strada

 

Il sole mi ricorda il cammino

E dell’ombra ascolto il pensiero

Del nero sulla polvere

 

Il sole mi spinge da dietro

E nel mio sguardo vuoto

Polvere di stelle

 

Polvere di canto

Io canto

Di polvere

E lacrime

E di una

Caduta dal cielo

 

La luna mi illumina la schiena

E delle scarpe sento il rumore

Di polvere e di strada

 

La luna mi illumina il cammino

E dell’ombra ascolto il pensiero

Del nero sulla polvere

 

La luna mi illumina da dietro

E nel mio sguardo vuoto

Polvere di stelle

 

Polvere di canto

Io canto

Di polvere

E lacrime

E di una

ferma su in cielo

 

il ricordo pesa sulla schiena

E delle scarpe sento il rumore

Di polvere e di strada

 

Il ricordo mi segue nel cammino

E dell’ombra ascolto il pensiero

Del nero sulla polvere

 

Il ricordo mi illumina da dietro

E nel mio sguardo vuoto

Trovo sollievo

 

Polvere di canto

Io canto

Di polvere

ricordi

lacrime

e del cielo

caos lineare, oggetti
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