ERRARE è un luogo dove le infinite possibilità di coincidenza possono svelarsi nelle loro piccole singolarità. Costruirlo significa destrutturare un percorso, deviarne la direzione, sbagliare e sbadigliare nell'attesa della prossima fortunata coincidenza.

La pagina è in perenne costruzione in una sorta di precarietà delle cose, dei fatti e delle motivazioni che la formano.

 

ERRARE oggi

porterà nel

VUOTO per

poi essere

PERSO

nel

BUIO

dove non c'è

OMBRA

ne sopra ne

SOTTO

ma

TRA

inizio e

FINE

ma

SE DICI

resto

MUTO

 

 

 

 

per una giusta visualizzazione di queste pagine si sconsiglia l'utilizzo dei dispositivi mobili

è l'ora P

P aro'l é

20 aprile 2015

carlo de meo, orologio con lettere, mano nera

22aprile 2015

Name?

Carlodemeo

Surname?

Carlodemeo

Born?

In the 1968

Place of birth?

Maranola.

Maranola??!

Do you know El Cairo? – ha detto al giudice nero americano.

Yes, of course!

Well, on the North.

Fortuna che esiste sempre un Sud sul quale rivalersi.

 

Dalle colline dei Monti Aurunci ai bracci del carcere di Rebibbia. Da questo a New York come immigrato clandestino. Dalle cucine dei Mac Donald’s in Florida all’American Foreign Legion in Iraq. Dalle prigioni di Abu Ghraib alla Corte marziale di Fort Hood.

Carlodemeo è un quotato artista visuale di livello internazionale, ma per trovarsi sulla mappa ha sempre avuto bisogno di una lente di ingrandimento. Nel 2005 a Fort Hood, un punto geografico al centro del Texas, 60 miglia a nord di Austin, la Corte marziale americana presieduta da un giudice nero ha messo sotto accusa le sue opere d’arti.

Già nel 1988 Carlodemeo si distinse grazie a un intervento di rara speculazione intellettuale: lo stupro della fruttivendola del suo paese fu la realizzazione artistica del riempire un vuoto con un pieno.

La legge italiana non apprezzò e lo condannò a 30 anni di reclusione.

Dal 1990 al 1995, nel carcere di Rebibbia si dedicò all’arte sperimentando il corpo umano come installazione nel suo rapporto con lo spazio (della cella). Tra gli interventi artistici apprezzati a Roma in diverse mostre, i disegni su supporto carnale immobilizzato a una sbarra di forme geometriche viste tridimensionalmente sono stati utilizzati dall’Istituto Dermatologico Europeo per studi sulla proprietà di accartocciamento della pelle al passaggio di un coltello.

Nel 1996 fu scagionato per insufficienza di prove grazie all’avvocato prestatogli dall’amico Raffaele Cutolo, il quale gli consigliò di farsi un lungo viaggio negli Stati Uniti.

Nel 1997 si trasferì a New York dove visse come immigrato clandestino in un loft abitato da giovani artisti milionari che avevano visto in lui un prodigioso talento dell’arte contemporanea. Dopo essersi trasferito in Florida e aver lavorato per alcuni anni nelle cucine dei Mac Donald’s, nel 2002 si arruolò nell’ AFL, la legione straniera dell’esercito americano equipaggiata con le armi dismesse da quello regolare e utilizzata in Afghanistan e Iraq.

Nel 2003 ad Abu Ghraib ha creato la piramide umana di prigionieri iracheni incappucciati: un’opera d’arte unica nel suo genere e più viva che mai, che lo ha collocato definitivamente nel panorama artistico internazionale.

Nel 2004 ha sposato Jessica Rabbit dopo averle estorto i diritti di copyright per la celebre frase che ha poi venduto al giudice nero con l’hobby del collezionismo e che è stata verbalizzata al processo di Fort Hood: “I’m not bad, I’m just drawn that way”.  

di Roberta Franz

25aprile 2015

VERDE

VERDE

VERDE

VERDE

VERDE

VERDE

VERDE

VERDE

VERDE

VERDE

VERDE

VERDE

VERDE

VERDE

VERDE

VERDE

VERDE

VERDE

VERDE

VERDE

VERDE

VEDERVERDEBIANCOeROSSO

Quell’enorme spazio bianco gli frenò gli occhi decapitandogli l’ultimo respiro… tossì.

 

Tre ore dopo.

 

Lui rientrò con la sua scia di fumo, spense la sigaretta con un mezzo giro di valzer, indietreggio e uscì. Quell’enorme spazio bianco era ancora un enorme spazio bianco. E la notte la passo così, in bianco, tra le bianche lenzuola di una bianca stanza d’albergo mentre la mente, ancorata al bianco del cuscino, malinconicamente riproponeva Vinicio -bianca come le nuvole di lontano / come la notte amara passata invano / come la schiuma che sopra il mare spuma / bianca non è la rosa che porto a te-.

Bianco. Non era il bianco che lo disturbava ma la quantità di bianco che può stare in un enorme spazio bianco.

 

Spense la luce e gli occhi guardarono nel buio.

 

La mattina, di buon mattino, tornò con la sua scia di fumo. Entrò e si blocco dritto di fronte al bianco. Ancora. E ancora, mentre la sigaretta consumava il bianco tra le sue dita.

Spinse l’interruttore. La lampadina si spense.

Nero.

 

Quell’enorme spazio nero gli frenò gli occhi decapitandogli l’ultimo respiro…tossì.

Oggi la mia giornata la dedico al rosso, al rosso di cadmio e la rosso carminio. La dedico al rosso fuoco, al rosso fiammante, al rosso bandiera e alla bandiera rossa. Al rosso cocciniglia, al rosso Ferrari e ai coloranti del Rosso Antico. Alla meraviglia della luna rossa e al rosso di sera che bel tempo si spera. All’alba rossa e al rosso dell’uovo, al rosso magenta e ad un bel bicchiere di rosso. Al vino rosso, al globulo rosso e al rosso lombardo, ai capelli rossi dei pellerossa anche se rossi non sono. Alle luci posteriori rosse e ai vecchi cinema a luci rosse, al rosso del rame, al rosso cromo, all’essere in rosso. Alla roulette puntando sull’otto rosso. Alle camicie rosse dei mille e ai mille rossi del pantone. Al legno rosso della california e all’abete rosso del canada, alle belle facce bianche e rosse e ai miei stanchi occhi rossi, rossi di pianto. Al rosso acceso e al rosso spento. Ai rossoneri di Milano e ai rosso blu di Bologna, Genova e Cagliari, ai biancorossi, ai giallorossi e a tutti i rossi rossi. Al rosso pompeano, al rosso magma del Vesuvio e ai lapilli rossi dell’Etna. La mia giornata la dedico allo scudo rossocrociato, all’opera di Rosso Fiorentino e alle sculture di Medardo Rosso. Alla barba rossa del pirata Barbarossa, ad Anna dai capelli rossi, alla piuma del corsaro rosso e alle borchie di Teschio Rosso. Al libretto rosso di Mao e alla sua Cina rossa, all’agenda rossa di borsellino, a Le vacanze del signor Rossi e all’ascensore di Profondo rosso. Alla colonna sonora di Film Rosso, all’Opera al rosso e alla Signora in rosso. Allo zolfo rosso, ai sali del mar Rosso, al solfuro rosso di mercurio. E la dedico ancora, con un sorso di birra rossa, al rosso delle rose rosse, al semaforo rosso e al rosso segnale. Al mio rossore. Ai rossolani della Russia meridionale e anche ai russi che in questo caso mi piacerebbe chiamarli rossi. Ai sudditi di Federico detto il Barbarossa e al rosso dell’altro Federico, da Montefeltro. Ad Andersen e a le sue scarpette rosse e a quelle rosse di Dorothy ma solo nel film, al lupo di Cappuccetto rosso, alla mela rossa di Biancaneve e alla neve rossa con le sue polveri ferruginose. Alla Crocerossa, alla Mezzalunarossa, alla Frecciarossa e al carbonio delle stelle rosse. Al rosso di marte e a Marte, il pianeta rosso. All’esseoesse di Nobile e alla sua tenda rossa, all’espulsione da cartellino rosso e alle gallerie con i loro bollini rossi. Al Deserto rosso di Antonioni e a La sottile linea rossa, a Sorgo rosso, a Lanterne rosse, all’allarme rosso e al telefono rosso della casa bianca. Questa giornata la dedico al mio primo giorno di scuola con il fiocco rosso, alle matite rosso/blu delle maestre, al segno rosso e al pennarello rosso. Alle terre rosse. Alle liste del  Gambero Rosso. Alle palme col punteruolo rosso. Al rosso sventolare del torero e al sangue rosso del toro. Alle ali dell’angelo rosso dell’avvento e allo srotolare del tappeto rosso. La dedico alla rabbia che ci fa veder rosso e al mio pensiero rosso, ora, adesso, con il rosso, mentre scrivo ossoRosso.

 

29aprile 2015

1 maggio 2015

OGGI DOVREMMO CHIEDERCI "CHI SIAMO?"

Mida era triste.

triste di non poter accarezzare i capelli d'oro di quella ragazza.

A l'oro di quei capelli ne avrebbe aggiunto un altro

sterile e privo di cromosomi.

IO, TU, NOI